Bambina disabile

Bambina disabile

Avrei tanto voluto piangere, ma non ci sono riuscito e così mi porto ancora in bocca quel magone fatto dalla delusione e dalla rabbia.

“Bambina disabile”, così ti sei definita quella sera, tre mesi fa quando ci siamo conosciuti. Ridevo e non capivo cosa mi dicevi, quando ti definivi dissociata, autolesionista, autodistruttiva e altri termini professionali che ora non ricordo più. Matta, solo così riesco a riassumere il tuo autoritratto che mi feci quella sera. Senza veli, senza muri. Sembrava ci conoscessimo da sempre e non da mezz’ora.

Eri nella mia città quasi per caso. Il giorno dopo partivi. Non ti avrei più rivisto. Ma era nato qualcosa. Inconsapevolmente, è occorso di creare il bisogno di tornare in quella città dopo solo poche settimane. Ci sentivamo solo al telefono. Chattavamo.

Abbiamo avuto voglia di vederci e siamo finiti a letto, a cena, in giro e a letto ancora. Quasi non riuscivamo a staccarci. Vite diverse, città diverse. Vent’anni di differenza. Ma quanta voglia. E cosi ancora il weekend successivo e quello dopo ancora. Che figata! Io a cinquant’anni ancora non mi capacito di come ci si possa ritrovare innamorati come un gatto rosso, senza motivo. Ciò mi rende felice. E mi godo il momento.

Un’altra cena! Sta bambina mi vuol far impazzire! S’è messa le autoreggenti per compiacermi. Bel ristorante. Bel feeling. Come al solito. Usciamo. Inizia a fare dei discorsi strani: “difficoltà nelle relazioni a distanza….”, “nei prossimi giorni sarò molto impegnata…”, boh?! Che ha? Siamo in macchina. Le accarezzo una coscia. Mi respinge. Boh?! Arriviamo a casa. Ora letto finalmente! Mah?! Che succede? “Esci dal bagno che io la sera quando rientriamo ho bisogno di stare almeno 15 minuti in bagno da sola!”.

“mah…, ieri sera quando in questo bagno ti leccavo il buco del culo, non mi sembrava che avessi bisogno di tutta questa riservatezza… boh?!” penso, ma non protesto. Mi adeguo. L’aspetto a letto. Arriva. Ancora: “ma non stimo correndo troppo?”. “Ma che dici?” replico, “che ti ho chiesto? siccome domattina me ne torno a casa ti ho chiesto quando ci vediamo la prossima volta? … ehi!… mi rispondi?!”. Cazzo dorme! Come dorme? Non solo non scopiamo, ma questa lancia la bomba atomica la sera prima che io riparta, senza alcuna motivazione apparente e poi s’addormenta??!

In quel letto, mi resi conto d’improvviso che parlavo da solo. Per la prima volta la bambina che mia ha fatto battere il cuore dopo tanti anni, mi respingeva, senza motivo apparente. Quella bambina con cui dal primo minuto ho avuto una comunicazione introspettiva di una profondità non comune, non comunicava più con me. e quello che tutto quello che mi aveva detto non l’avevo capito.

Non mi era mai capitato di avere l’idea di risultare invadente, fastidioso e sgradevole. Ma ciò era successo. Dovevamo fare l’amore e invece ero in un luogo in cui non stavo bene. se questo è quanto, poco male, piglio su la mia roba e me ne vado. Tanto lei dorme e così non ha nemmeno lo sbattimento di portarmi in stazione. Così me ne sono andato.

Ci siamo chiariti. No aspetta, ci siamo chiariti e questa relazione è finita? Allora non è che sia così “chiarito”… Non capisco. Non capisco perché non mi dici quando ci vediamo. A cosa devi pensare? Se hai voglia di vedermi o no? Cioè se hai voglia di vedermi ci vediamo, se non ne hai voglia, non ci vediamo. Che problema c’è? Ma non puoi tenermi due giorni, no, due settimane, no, un mese a sentirmi dire dalla donna che amo che sta pensando se e quando vedersi. Ma che cazzo vuol dire che non sei sicura di essere capace di farti amare? Ahooo!!! Parla semplice! Che cazzo vuol dire cha abbiamo già dei livelli di complessità gravi che con una relazione a distanza andremmo a somme ad altri livelli di complessità? Non ti capisco. A me piace la figa! A ma piaci tu! Io voglio uscire con te. Voglio solo stare bene, Siamo stati bene insieme? si, allora perché non rifarlo? Tu vuoi uscire con me? Se SI, bene, usciamo, se no, pazienza, me ne farò una ragione.

“tu la fai facile”. ma cioè in che senso? non ti ho chiesto niente? solo quando ci vediamo. Vengo io, Mi muovo io, Pago io. Non ti ho chiesto niente. Cosa c’è di difficile? Ah, non sei la donna giusta per me? Ma posso decidere io qual’è la donna giusta per me? o no? Cioè, m’avessi detto che non sono l’uomo giusto per te, ancora ancora lo capirei, mah…

Così! Si, così un uomo trascorre un mese a parlare con una donna che non vuole comunicare. Ma l’uomo, poverino, non capisce un cazzo. Ne esce pazzo. Ci sta. Eh, si perché c’ero io insieme a lei. L’ho sentita che stava bene, a letto o a cena. L’ho sentita ridere. Ho letto i baci, gli abbracci, i “mi manchi” lasciati in chat. Io c’ero. L’ho sentito quel “ti amo” la settimana scorsa. E allora, se sei stata bene, qual’è il problema a farlo ancora una volta? Non capisco.

Non ce la faccio più. Sbotto! Scalcio. Sicuramente qualcosa di maldestro. d’impeto. qualche frase è stata eccessiva. “Hai frantumento quel poco che era rimasto!” Eh? rimasto da che? ma che ho fatto? è un mese che stai pensando se vedermi oppure no, e oggi te ne esci che il problema è che non sei pronta ad avere una relazione?

M’arrovello per un mese a capire perché non mi permetta di avvicinarmi a lei. Quale motivo. Se non ce n’è più, basta che lo dica. Gliel’ho detto io così tante volte, ma nega. Gli atteggiamenti sono accomodanti. Cos’è successo quella sera che l’ha trasformata in un ora. Non comunica più come prima. Sfringuella del più e del meno. Non è più lei, quella che ho conosciuto, quella di cui mi sono innamorato.

Un’idea. Un suggerimento da un amica. Una patologia. Ne soffre anche lei. Da sempre. è quello. Non può essere che quello. Arriva imprevedibilmente e incontrollatamente. e quella sera al ristorante avevamo mangiato. Te ne fai una colpa. Te ne vergogni. Perché? Ecco spiegato tutto. Perché la necessità di isolarsi. Le richieste di riservatezza in bagno. Perché mi hai fatto sentire in mezzo ai piedi. E anche perché non mi vuoi più vedere. Hai paura. Hai paura e ti vergogni.

Che delusione. SI, che delusione. No per la patologia. Quella, chissà, ha cause ben radicate nelle prime fasi della vita. La delusione deriva dal fatto di non avermi detto niente. Non mi ha fatto capire niente per un mese adducendo un’infinità di cazzate e al tempo stesso facendo percepire di aver interesse a mantenere un contatto…. ma allora perchè non ci vediamo? Ecco spiegato tutto. Perchè sono stato soffocante… si soffocante, ma si può diventare soffocanti in mezz’ora? cioè alle otto ti metti le autoreggenti per uno che alle 11 è soffocante? Doveva essere successo qualcosa che non sapevo, ed ecco la soluzione. qualcosa di dirompente ed incontrollabile. Qualcosa di cui ci si fa colpa e ci si vergogna.

Ho provato a parlartene. Ho provato per un ultima volta a dirti che ti amo e che significa esserti d’aiuto. Starti vicino. In qualunque modo possibile. Permettimi di amarti!

NO! Ancora una volta no. Un muro. Toccata nelle problematiche più profonde della pscihe, ti sei rivoltata come un serpente.

Scusami, io ero li, al tuo fianco e non mi hai detto niente. Non mi hai fatto capire cos’era successo. Nella mia impetuosità mi hai spinto ad andar via di casa e poi hai usato quel gesto per accusarmi di aver compiuto chissà quale atto eversivo. e tu?! Hai me al tuo fianco e non condividi il tuo disagio? Il tuo malessere? I tuoi problemi?

-“Tu sei uno che conosco da un mese!”

-“ah, già, sono uno che conosci da un mese, a cui nascondi i tuoi stati d’animo e usi come capro espiatorio dei tuoi guai. Che tieni appeso da un mese nella speranza di riavere una profonda e sincera comunicazione e magari rincominciare un rapporto “meno che occasionale”” pensai. Ma allora perché per ridarmi le chiavi di casa dobbiamo andare a pranzo insieme? Perché così, finalmente, da quella sera ho il mio agognato appuntamento? Per darmi il contentino? Per scopare? No grazie. Volevo solo amarti. Ma se non sei tu la prima a volerti bene, io non posso aiutare.


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