Cosa c’è di più odioso, irriverente e blasfemo di prendersela con un gruppo di “diversamente abili”?

Io l’ho fatto, in modo leggero, circa un anno fa. Ed è una delle azioni che ho compiuto in vita di cui più vado orgoglioso.

Curioso, no?! A meno che non sia una testa di cazzo certificata, non dovrebbe essere fonte di orgoglio. Ma come detto, tutto è relativo.

Era un sabato di maggio 2025. Posso fissare bene tale data, perchè quello è stato un periodo intenso e importante della mia vita.

Mia moglie Trilly non stava affatto bene. Malata di cancro al quarto stadio, era da oltre due mesi senza alcuna copertura. Stava peggiorando a vista d’occhio, tant’è che in quel periodo mi fermavo a dormire a casa sua perché aveva bisogno di assistenza 24h. Accompagnarla in bagno, necessità che aveva ogni ora circa, era già di per se abbastanza faticoso. Spesso la si doveva sostenere quasi a peso morto. La poverina, quasi non stava più in piedi. Io ero sfinito. Di giorno al lavoro e la notte non riuscire a dormire facendole assistenza. Dovevo poi passare sempre da casa mia, con animali vari da gestire e nutrire, così, quel sabato mattina, dopo l’ennesima notte insonne, mi organizzo per andare a casa. Sono 40 Km di viaggio. Tre quarti d’ora andare, altrettanti tornare. Tra tutto, in due ore sono di ritorno. E’ una bella giornata. Trilly sta benino. Vuole uscire. Mi accompagna, anche se rimane in auto. Vuol fare un giro. Vuol fare un giro, forse l’ultimo.

E così si parte insieme. Io nutro qualche perplessità, ma per le circostanze, mi ero imposto di non contraddire e discutere con Trilly su niente. E poi se vuole uscire, tanto meglio, che esca. Il viaggio si manifesta subito un calvario. Ogni sassolino in macchina è un susulto di Trilly, un lamento. La poverina, corrosa di metastasi soffre per i tumulti della macchina. Provo ad andare piano, ma la sofferenza rimane. Faccio presto. è una bella giornata di maggio. E siamo fuori. Stringiamo i denti e viviamo. Decidiamo di andare a mangiarci un gelato. – “Forse l’ultimo?”- Non ricordo se mi è passata per la testa questo pensiero. Non so se è passata per la testa di Trilly o se ne abbiamo parlato in modo cinico forse per affrontare gli eventi con un po’ di sfacciataggine e sarcasmo. Ma infondo l’occasione non si poteva perdere: passavamo a poca distanza da una gelateria buonissima, in cui, con Trilly, in una mezza vita passata insieme di gelati ne avevamo gustati a pieno godimento.

Naturalmente sta male. Così che vado solo io a prendere due conì. E’ ancora mattina, abbastanza presto. Avevamo addirittura il dubbio che fosse aperto. E invece, è pieno di gente. mi accodo nell’ordine sparso. Passa un attimo e un signore sulla quarantina, come un tono di voce molto forte mi dice: ” Ciao! Io sono Maurizio! Maurizio Forti”. “E che cazzo vuole questo?”, pensai tra me e me, ma risposi, con tono più pacato: “Piacere, io sono Guglielmo, Guglielmo Lolli”. Mentre pensavo a come uscire da quella situazione di imbarazzo, una ragazza che era anche lei sparsa in fila, rivolgendosi verso di noi, a Maurizio ordina: “Maurizio, non dare fastidio alle persone!”. Capii di essere finito in mezzo ad una gita di diversamente abili, che, con le accompagnatrici, si gustavano un gelato. Maurizio, acquietato, non mi infastidisce più. Prende il suo gelato. E’ un ragazzon irruento, ma suscita simpatia. Ci salutiamo con un cenno quando esce dal locale per andare in una veranda fuori, in cui si stava radunando la comitiva. Più passavo il tempo in fila più mi incuriosivo ad osservare i comportamenti di questa strana comitiva. Tutti suscitava simpatia. Non ci avrei fatto mai caso, assorto nei miei pensieri, ma con l’intervento di Maurizio, destata la mia attenzione, notavo che molti dei gitanti avevano un qualche strano tic nervoso, che li metteva in posizioni buffe.

Arriva il mio turno, prendo il gelato e lo porto in macchina dove Trilly mi aspettava. La macchina era di fianco alla struttura in cui i gitanti strani si radunavano per mangiare il gelato, sotto il controllo delle due operatrici.

Mentre mangiamo il gelato in macchina, faccio notare a Trilly le stranezze degli altri convenuti alla gelateria. Uno in particolare, dopo aver mangiato il gelato sembra voler nascondersi dietro in palo, che non gli copriva nemmeno mezza faccia. E da quella strana posizione sembrava sussurrasse al palo stesso dei versi strani… “Guardalo! Guardalo! Quello è sicuramente un alieno che sta comunicando nella lingua aliena ai suoi simili! “… dissi a Trilly, o qualcosa del genere, per poi, dopo aver detto un’altre serie di puttanate aliene, finire col fargli il verso imitandolo. E poi imitavo anche i tic degli altri strani amici. Trilly rise. Rise a crepapelle del modo in cui, sfacciatamente deridevo le disgrazie altrui. Anche noi avevamo la nostra, ma in quel momento ce ne eravamo dimenticati.


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